Il mercato del vino fatica a decollare: bene Usa, male Ue

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Si allarga, ma scende di valore. Il mercato del vino mondiale, negli ultimi anni, ha allargato notevolmente i propri confini, conquistando l'Asia, il  Sudamerica, il Nord Europa, e anche l'Africa, oltre ai bacini storici di consumo, come l'Europa e gli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi anni, i volumi continuano a frenare, almeno in quantità, a livello globale.

 

Se tra il 2013 ed il 2014 la diminuzione è stata dell'1,5%, anche il 2015 sul 2014 ha registrato una performance negativa, seppur perdendo decisamente meno: lo 0,3%, con un totale che si è attestato a 2,611 miliardi di casse da 9 litri. Una perdita, peraltro, imputabile ai soli vini fermi (2,395 miliardi di casse), visto che gli sparkling wine (nel complesso 216,8 milioni di casse da 9 litri), hanno registrato una crescita dello 0,3%. A dirlo, riferisce il sito Winenews.it, i numeri del "Global Database 2016" International Wine & Spirit Research.

Non è partita, insomma, quella ripresa che, sempre secondo le previsioni dell'Iwsr, dovrebbe vedere crescere il mercato enoico dell'1,4% a livello globale ma, quanto meno, a voler veder il bicchiere mezzo pieno, la tendenza alla diminuzione sembra rallentare.

Ma se questo succede a livello globale, non per tutti i Paesi il trend è lo stesso. In terreno positivo, per esempio, ci sono gli Stati Uniti, mercato n. 1 del vino mondiale (e primo sbocco straniero in valore per il vino Italiano), dove tra il 2014 ed il 2015 si è registrata una crescita in volume dell'1,2%, a 336,7 milioni di casse da 9 litri. Stesso identico risultato della Cina, a quota 150,3 milioni di casse. Leggermente positive le cose nel Regno Unito, invece, a +0,1%, per 133,3 milioni di casse, perfettamente stabile la Germania, a quota 272,4 milioni di casse.

Decisamente negative, invece, le performance di Italia e Francia, che perdono entrambe il 2,6% dei volumi, con il Belpaese a 270,7 milioni di casse da 9 litri, ed i francesi a 286,8 milioni di casse. Numeri da cui emerge, ancora una volta - conclude Winenews - che per il business del vino, la crescita futuro non è nella Vecchia Europa che è destinata a rimanere, invece, il suo principale motore produttivo.

 

 

 

 

Fonte La Repubblica